Africa Wild Truck - Adventure & Photo Travel Tour Operator

NEWS DAL MONDO AFRICA WILD TRUCK

 
 
2010
02
MAR

Piccoli Tour Operator per amore dell'Africa. Da "Il Sole24 Ore NORD OVEST".

«Tutto è iniziato, durante le "nostre" notti africane, accampati sulle rive dello Zambesi, stretti a chiacchierare intorno al fuoco, cullati dalla luce delle stelle e dall'aroma del caffè, rapiti dalla sinfonia dei rumori e dei suoni ». Sembra l'inizio di una storia d'amore. E in parte lo è. O meglio, non è solo questo.È l'inizio di un'avventura imprenditoriale dove amore ed economia si sono "sposati". Francesca Guazzo, 32 anni, laureata in architettura, e Stefano Pesarelli
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«Tutto è iniziato, durante le "nostre" notti africane, accampati sulle rive dello Zambesi, stretti a chiacchierare intorno al fuoco, cullati dalla luce delle stelle e dall'aroma del caffè, rapiti dalla sinfonia dei rumori e dei suoni ». Sembra l'inizio di una storia d'amore. E in parte lo è. O meglio, non è solo questo.È l'inizio di un'avventura imprenditoriale dove amore ed economia si sono "sposati". Francesca Guazzo, 32 anni, laureata in architettura, e Stefano Pesarelli, 41, ex consulente in campo immobiliare, entrambi torinesi, nel 2004, di ritorno da una transafrica a bordo di una Fiat Campagnola (sono già fidanzati e l'occasione è data dalla necessità della ragazza di visitare un'isola del Mozambico per la sua tesi di laurea) maturano la loro vision: far viaggiare, ma come piace a loro e con loro. Nasce così Africawildtruck, impresa turistica concepita a Torino ma realizzata in Africa, con base in Malawi. Sono Francesca e Stefano a condurre ogni spedizione, come se dicessero: siete a casa nostra, ora ve la mostriamo, a bordo di un truck con 13 posti. Da cinque anni danno anche lavoro a sette africani.
ll giro d'affari di questa piccola «impresa artigiana», come amano definire la loro attività Francesca e Stefano, è di circa 200mila dollari Usa per una media di sette spedizioni l'anno, a servizio di una settantina di turisti. L'Africa che i due singolari tour operator offrono ai loro clienti è la fascia Sud-Est che comprende Tanzania, Kenya, Zambia, Mozambico e Botswana, con il Malawi al centro dove, non a caso, è stato sistemato il piccolo quartier generale della società. I costi vivi e le spese di Africawildtruck si aggirano sui 140mila dollari con un utile di circa 60mila dollari. I turisti, all'inizio, erano in gran parte torinesi e amici personali, ma oggi la clientela proviene da tutt'Italia e partecipano alle spedizioni anche italiani residenti all'estero. La spesa media per una spedizione con Africawildtruck, per 15 giorni tutto compreso, con diverse giornate di safari e visite a parchi che incidono moltissimo sul prezzo, è di circa duemila euro a persona. Otto le spedizioni previste quest'anno, sempre a bordo del truck: un camion Fiat Iveco Acm 90 4x4 le cui caratteristiche ne fanno un mezzo ideale su qualsiasi strada. È stato modificato e attrezzato per assicurare comfort ai viaggiatori, con 13 posti a sedere e ampie finestre per godere il panorama. Il truck è autosufficiente e dotato di tutta l'attrezzatura (tende igloo e cucina da campo compresi) per pernottare. Francesca e Stefano, con il fedelissimo meccanico Shukuru, un tanzaniano di 36 anni, sono le guide e gli ospiti di tutte le spedizioni, compresi i workshop fotografici e quelli naturalistici, affidati a esperti del settore. I clienti, che spesso diventano dei veri e propri amici e che si servono più volte di Africawildtruck (i più esperti organizzano anche spedizioni autonome con un apposito fuoristrada), sono accolti in una specie di "affidamento vacanziero".
Con lo stesso spirito i nostri due trattano i loro sette collaboratori. «Il rapporto di lavoro in Africa – precisa Stefano Pesarelli – è molto, molto diverso. Noi non assumiamo semplicemente una persona, ma ci comportiamo come un papà e una mamma: ci facciamo carico dei problemi e delle famiglie in un modo che nella nostra parte di mondo è inimmaginabile. Assumere qualcuno è un impegno, anche economico, che non finisce a fine mese. Sentiamo la grande responsabilità di pagare le guide, di mantenere un buono standard per loro e di ascoltare i loro sogni. Nel settore dei viaggi la ricerca del minor prezzo possibile e la guerra al ribasso costringe gli operatori turistici a un abbassamento della qualità. E questo, spesso, si traduce in un minor guadagno per tutti, guide e autisti locali compresi». «Non è sostenibile – sottolinea Francesca – portare allo stremo chi dà lavoro a migliaia di africani nel settore turistico; quando si chiede uno sconto si dovrebbe pensare che dietro questo lavoro ci sono delle persone e una professionalità che non meritano di partecipare, loro malgrado, a questa asta al miglior offerente».
Sul truck i turisti non viaggiano con l'aria condizionata, chiusi in fuoristrada, guardando l'Africa dal finestrino, pensando tutto il giorno a quanti km mancano, quando ci sarà l'asfalto o che cosa si mangerà per cena. Ma la vivono sporcandosi di terra rossa, respirandone gli odori, fotografando i colori, curiosando tra le bancarelle di frutta e verdura e facendosi assalire dai bimbi curiosi sulla strada. Insomma, un turismo sostenibile e responsabile perché ha l'intento di preservare le bellezze e la cultura del continente alle generazioni future. I turisti europei imparano anche un altro concetto del tempo.
«Per noi non è sostenibile l'ottimizzazione dei minuti, dei secondi di viaggio – afferma Francesca –, il passare da una meta a un'altra, da un parco a un altro costringendo le guide a turni massacranti, in fretta, per far vivere a chi arriva qui quell'emozione fugace che riempirà di qualche megabyte la scheda di memoria della macchina fotografica ». L'ecoturismo di Francesca e Stefano si basa sul viaggio con piccoli gruppi per ridurre l'impatto sull'ambiente, su forniture e servizi «che rappresentano l'opzione più etica possibile», utilizzando internet e e-mail come mezzo di comunicazione per minimizzare sprechi di carta.
Africawildtruck sostiene progetti locali di sviluppo e li propone ai suoi ospiti. I due fidanzati hanno suggellato il loro sodalizio professionale anche realizzando, per le Edizioni Polaris, una guida della Tanzania e un'altra, di prossima uscita, dedicata al Mozambico. In Africa una decina di mesi l'anno,sono tornati in questi giorni a Torino. Il bar Clarissa in piazza Vittorio Veneto fa da punto di riferimento per i loro nuovi contatti e appuntamenti. Ma a marzo l'appuntamento più importante per Francesca e Stefano sarà il matrimonio.

di Andrea Moraglio

tratto da "Il Sole24Ore NORD OVEST" di mercoledì 24 Febbraio 2010.

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