Africa Wild Truck - Adventure & Photo Travel Tour Operator

NOVITÀ E AGGIORNAMENTI

 
 
2012
29
GEN

...su Flickr!

:-) Dalla spedizione 01 alla spedizione 58...dal 2005 al 2012...no, non sono tutte le spedizioni di AfricaWildTruck di questi anni, su Flickr ne mancano diverse...ma sono un po' il nostro archivio e ogni tanto è bello andare a spulciare nelle vecchie foto! Non solo le spedizioni, anche le collaborazioni come progetto YPP, gli Art safari, il progetto PAW..le piante indigene africane, il nostro amore per la birdlife...e c'è anche una galleria dedicata al truck, per i più curiosi... Vi aspettiamo per condividere nuove immagini dall'Africa e per conoscerci un po' di più, attraverso i nostri sguardi... http://www.flickr.com/photos/africawildtruck/ La fotogallery sul nostro sito: http://www.africawildtruck.com/it/fotogallery
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:-) Dalla spedizione 01 alla spedizione 58...dal 2005 al 2012...no, non sono tutte le spedizioni di AfricaWildTruck di questi anni, su Flickr ne mancano diverse...ma sono un po' il nostro archivio e ogni tanto è bello andare a spulciare nelle vecchie foto!  Non solo le spedizioni, anche le collaborazioni come progetto YPP, gli Art safari, il progetto PAW..le piante indigene africane, il nostro amore per la birdlife...e c'è anche una galleria dedicata al truck, per i più curiosi...

Vi aspettiamo per condividere nuove immagini dall'Africa e per conoscerci un po' di più, attraverso i nostri sguardi...

http://www.flickr.com/photos/africawildtruck/

La fotogallery sul nostro sito:

http://www.africawildtruck.com/it/fotogallery

2012
09
GEN

Piove a Ilha de Moçambique. Di Francesca Guazzo

L’acqua entra nelle crepe dei muri, penetra dai tetti, si infiltra nella pietra, disegna nuove linee sulle facciate che diventano memoria. Tutto è racconto, tutto parla. Ilha si e ci racconta, sempre. I segni sulle pareti sono parte di un grande racconto. Un racconto che può essere tutto ed il suo contrario nello stesso tempo. Piove sull’isola non-isola, aggrappata alla terraferma da un lungo ponte. Sgretola le pietre, questa pioggia in mezzo all’Oceano. Piove sui tetti di Ilha, dove non c’è acqua. Piove nella fortezza di S. Sebastiao, dove un sistema di canali convoglia l’acqua piovana in una grande cisterna. Piove al mercato del pesce, piove nelle vie strette della città macuti. Piove. Forse ho già letto di questa pioggia, forse sono già stata qui durante un temporale. Un deja vu. Ilha è memoria. Fotografare e scrivere di Ilha è aggiungere memoria alla memoria. Pedra e Cal / Macuti: due anime di una città? Forse due modi di vivere e concepire un’esistenza su un’isola dove il colonialismo con il Cristianesimo o l’Islam, ha spinto gli africani a fare proprie culture lontane. Ilha, specchio del Mozambico. Ilha, l’Africa. “Da lontano questa Ilha sembra piccola ma Ilha è grande.
 Ha una lunga storia a partire dai suoi abitanti per arrivare ai suoi monumenti.
 Non è possibile per noi raccontarvi tutto quello che sappiamo
. Ilha ha altri che allo stesso modo vogliono raccontarvi
. Se volete ascoltare la storia resterete per molto tempo a Ilha.
 Così vi sarà mostrata la strada che non avete ancora visto”. Canzone popolare, 
versi liberi di Nelson Saute e Antonio Sopa, 
tratto da Mozambico, di Francesca Guazzo, Stefano Pesarelli e Gianni Bauce, Ed. Polaris. A volte Ilha è bugiarda, si dipinge per come non è. Da anni la amo anche per questo. Francesca Guazzo http://www.francescaguazzo.com CHI SIAMO
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 L’acqua entra nelle crepe dei muri, penetra dai tetti, si infiltra nella pietra, disegna nuove linee sulle facciate che diventano memoria.

Tutto è racconto, tutto parla. Ilha si e ci racconta, sempre. I segni sulle pareti sono parte di un grande racconto. Un racconto che può essere tutto ed il suo contrario nello stesso tempo.

Piove sull’isola non-isola, aggrappata alla terraferma da un lungo ponte. Sgretola le pietre, questa pioggia in mezzo all’Oceano. Piove sui tetti di Ilha, dove non c’è acqua. Piove nella fortezza di S. Sebastiao, dove  un sistema di canali convoglia l’acqua piovana in una grande cisterna. Piove al mercato del pesce, piove nelle vie strette della città macuti. Piove. Forse ho già letto di questa pioggia, forse sono già stata qui durante un temporale. Un deja vu.

Ilha è memoria. Fotografare e scrivere di Ilha è aggiungere memoria alla memoria.

Pedra e Cal / Macuti: due  anime di una città? Forse due modi di vivere e concepire un’esistenza su un’isola dove il colonialismo con il Cristianesimo o l’Islam, ha spinto gli africani a fare proprie culture lontane. Ilha, specchio del Mozambico. Ilha, l’Africa.

“Da lontano questa Ilha sembra piccola ma Ilha è grande.
 Ha una lunga storia a partire dai suoi abitanti per arrivare ai suoi monumenti.
 Non è possibile per noi raccontarvi tutto quello che sappiamo
. Ilha ha altri che allo stesso modo vogliono raccontarvi
. Se volete ascoltare la storia resterete per molto tempo a Ilha.
 Così vi sarà mostrata la strada che non avete ancora visto”.

Canzone popolare, 
versi liberi di Nelson Saute e Antonio Sopa, 
tratto da Mozambico, di Francesca Guazzo, Stefano Pesarelli e Gianni Bauce, Ed. Polaris.

A volte Ilha è bugiarda, si dipinge per come non è. Da anni la amo anche per questo.

2011
21
DIC

The hunt di Stefano Pesarelli: menzione d'onore al National Geographic Contest 2011, sezione Natura.

E' con grande gioia che condividiamo la notizia che il fotografo Stefano Pesarelli è tra i 17 vincitori del prestigioso National Geographic USA Photo Contest 2011, unico italiano nella sezione Natura. In allegato l'immagine vincitrice, "The Hunt", scattata da Stefano Pesarelli in Kenya, nel Masai Mara national reserve. Nel 2011 questa immagine di caccia è stata in finale in concorsi di altissimo livello come il BBC Wildlife photographer of the year 2011 Veolia, Nature Best's Photo Contest USA e Travel Photographer of the Year. Menzione d'onore, categoria Natura Fotografia e didascalia di Stefano Pesarelli Credo che la fotografia, oltre la rappresentazione formale della realtà mediata dalla strumentazione tecnica, sia fatta di intuizioni. Questa foto scattata con l'effetto panning nella Riserva del Masai Mara in Kenya, privata di tutti gli aspetti superflui, con il grande felino in perfetta simmetria con l'impala, porta lo spettatore dentro la caccia, senza distrazioni. ©Stefano Pesarelli Ecco le immagini della sezione Natura: http://ngm.nationalgeographic.com/ngm/photo-contest/2011/entries/gallery/nature-winners/#/4 Qui tutti i vincitori sul sito National Geographic in italiano: http://www.nationalgeographic.it/fotografia/2011/12/20/foto/vincitori_foto_concorso_internazionale_national_geographic-750241/13/ Ovviamente sentitevi liberi di condividere la notizia e se desiderate scrivere a Stefano per chiedergli una stampa Fine Art dell'immagine ecco la sua e mail: info@stefanopesarelli.com. Qui il suo sito di fotografia: www.stefanopesarelli.com
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E' con grande gioia che condividiamo la notizia che il fotografo Stefano Pesarelli è tra i 17 vincitori del prestigioso National Geographic USA Photo Contest 2011, unico italiano nella sezione Natura.

In allegato l'immagine vincitrice, "The Hunt", scattata da Stefano Pesarelli in Kenya, nel Masai Mara national reserve.

Nel 2011 questa immagine di caccia è stata in finale in concorsi di altissimo livello come il BBC Wildlife photographer of the year 2011 Veolia, Nature Best's Photo Contest USA e Travel Photographer of the Year.

Menzione d'onore, categoria Natura
Fotografia e didascalia di Stefano Pesarelli

Credo che la fotografia, oltre la rappresentazione formale della realtà mediata dalla strumentazione tecnica, sia fatta di intuizioni.
Questa foto scattata con l'effetto panning nella Riserva del Masai Mara in Kenya, privata di tutti gli aspetti superflui, con il grande felino in perfetta simmetria con l'impala, porta lo spettatore dentro la  caccia, senza distrazioni.

©Stefano Pesarelli


Ecco le immagini della sezione Natura del National Geographic:

http://ngm.nationalgeographic.com/ngm/photo-contest/2011/entries/gallery/nature-winners/#/4


Qui tutti i vincitori sul sito National Geographic in italiano:
http://www.nationalgeographic.it/fotografia/2011/12/20/foto/vincitori_foto_concorso_internazionale_national_geographic-750241/13/

Ovviamente sentitevi liberi di condividere la notizia e se desiderate scrivere a Stefano siete i benvenuti ... qualcuno ha già iniziato a chiedergli una stampa Fine Art dell'immagine! info@stefanopesarelli.com

Qui il suo sito di fotografia: www.stefanopesarelli.com

2011
20
DIC

TALK4CHANGE. Riflessioni sulla fotografia e impegno sociale con Stefano Pesarelli. Di Antonio Amendola.

"Conoscere Stefano Pesarelli è stata una di quelle coincidenze che capitano poche volte nella vita. O meglio, capitano se le fai capitare. O, ancora meglio, capitano (eccome se capitano) perché – come si dice – “simili con simili”. Ci unisce la passione per i viaggi, l’amore per l’Oriente e per l’Africa, il fascino per il moderno e veloce unito al lento e pigro. Ed entrambi abbiamo recentemente intrapreso un particolare approfondimento sui temi della fotografia ed impegno sociale. Devo dire che sto imparando tanto da Stefano e considerarlo membro di Shoot4Change è non solo un onore ma uno stimolo. Per chi ancora non lo conoscesse, Stefano Pesarelli è un appassionato viaggiatore, scrittore e fotografo che vent’anni fa, con lo zaino in spalla, dopo diversi viaggi in Oriente, ha incontrato l’amore per l’Africa: da allora il suo desiderio di conoscenza non lo abbandona mai. Dopo aver realizzato una Transafrica in solitaria con la sua Fiat Campagnola da Torino al Mozambico, crea, a fine 2004, AfricaWildTruck , Tour Operator con base in Malawi in cui unisce la sua filosofia di viaggio e la passione per la fotografia in spedizioni a bordo di un truck modificato e attrezzato per garantire la massima affidabilità in viaggio. Specializzato in safari fotografici e workshop di reportage, ha accompagnato fotografi di fama internazionale nella natura più incontaminata e nella vita africana più inconsueta: ad oggi ha percorso quattro volte il giro della terra in questo Continente. E’ iscritto come fotografo professionista al FIOF ed ha ottenuto il QIP Qualified Italian Photographer; diverse sue immagini hanno raggiunto alti livelli in Contest internazionali come il Black and White Spider ed il PX3; ha esposto in diverse città italiane ed estere ed ha pubblicato i suoi reportage su magazine importanti come Witness Journal, Nigrizia, Africa, Repubblica.it o Lastampa.it. La sue fotografie dall’Africa sono un racconto mai banale attraverso l’uso di mezzi differenti, dalla classica reflex, alle vecchie Polaroid, all’iPhone: uno dei progetti più interessanti e seguiti a cui lavora è certamente Africa through iPhone (anche recentemente esposto nell’ambito della mostra collettiva di S4C, 100click4change a Roma), una raccolta di immagini in divenire scattate e processate con un iPhone. E’ tutor e contributor per la Manfrotto School of Xcellence e membro di OASIS Photographer. Autore di guide per viaggiare è impegnato in numerosi progetti sociali e di conservazione del territorio, portando alto il lavoro di diverse ONG internazionali. Vive in safari, spesso immerso nel bush, ma è una fabbrica di idee; a dimostrazione del fatto che non occorre fare troppa strada per raccontare delle storie molti dei suoi più interessanti reportage sono stati realizzati dietro casa, a Lilongwe. Il suo sito personale è www.stefanopesarelli.com E questa è una recente chiacchierata tra skype, email, facebook… Antonio Amendola —— AA: Stefano, tanto per rompere il ghiaccio….Chi sei, cosa fai, da dove vieni, dove vai SP: Questa non è facile. Ci provo. Se siamo quello che facciamo allora sono un viaggiatore poi fotografo e autore di guide per viaggiare. Molti mi conoscono per il mio famoso truck arancione, specializzato in workshop e spedizioni fotografiche di natura e di reportage (http://www.africawildtruck.com). Gli amici spero mi ricordino in partenza con una vecchia Fiat Campagnola con cui ho fatto una transafrica nel 2004. Vivo in Africa da una decina di anni, ho una attività legata al turismo, ma non mi piace definirla così, o meglio cerco di essere critico sulla parola turismo. Credo che un viaggiatore possa portare a casa qualcosa di più che un ricordo o belle emozioni o un bello scatto: sarebbe bello se lasciasse anche qualcosa…non solo aver contribuito all’economia, parlo di un impegno diverso…una consapevolezza maggiore, un’immagine mentale non stereotipata dell’Africa, un rispetto più alto. Anche per questo ho iniziato a collaborare con diverse ONG internazionali e credo di aver scattato i reportage più interessanti proprio dietro casa, a Lilongwe. AA: Perché e come la scelta della vita in Africa. SP: Sono approdato in Africa dopo molto “Oriente” ed un po’ di Sudamerica, diciamo così. Non avevo alcun interesse per l’Africa, pensavo che non ci avrei trovato nulla di speciale…chissà perchè. Poi, come spesso accade, un tuo amico ti convince. Forse è stato un colpo di fulmine, ma da allora si può dire che non ho più smesso di respirarla. Per me non esiste il gettonato “mal d’Africa” e sinceramente sono anche stufo di sentirne parlare, spesso a sproposito. Penso che nella vita bisognerebe cercarsi un luogo in cui vivere, a volte può coincidere con il luogo in cui si nasce, altre no. (tratta da Africa Through an iPhone) Vivere in Africa modifica un po’ la tua scala di valori o se non altro la mette in discussione. Trascorro la maggior parte del tempo viaggiando, fotografando e scrivendo e dedico molto tempo al ritorno negli stessi luoghi. Qualcuno mi chiede se non è noioso vedere sempre le stesse cose…ecco, io non vedo mai le stesse cose, anzi. Io vedo i cambiamenti dell’Africa, mi piace vedere le stagioni, mi piace questo continente perchè è vivo. La gente vuole cambiare e rincorre forse sbagliando il sogno occidentale. La mia base è in Malawi, un paese che adoro per la sua gente e per la sua bellezza e che ha adottato me e mia moglie (N.d.A. detto tra parentesi, Francesca Guazzo, anche lei ottima fotografa e membro di S4C). Forse è stato il Malawi a scegliere noi. AA: Hai cercato tu la fotografia o ti ci sei imbattuto per caso? SP: Come dice uno dei fotografi più importanti del nostro secolo, Ferdinando Scianna, “le fotografie si ricevono”. La fotografia è sempre stata intorno a me, ma ad un certo punto della mia vita, mentre guardavo, ho iniziato a vedere. Non solo affascinanti scenari dei luoghi in cui vivo, in cui viaggio, ma tutto d’un tratto luce, linee, sfondi, piani, colori. Mi si è aperto un mondo incredibile e gli occhi hanno iniziato a “drogarsi” di estetica, continuità cromatica, sfondi originali. (tratta da Africa Through an iPhone) A volte ricerco la fotografia dove riesco a vedere che c’è uno scatto. Altre volte lo scatto mi si presenta davanti, si materializza senza che io faccia nulla, senza che cerchi la posizione migliore, è lì davanti a me, già composto, lo ricevo, devo solo fare click. Ogni volta che vedo uno scatto è un eccitazione continua, molte volte non ho nemmeno la macchina fotografica, ma so che ho scattato virtualmente. Penso alla composizione, ai tempi ai diaframmi, al risultato senza fotocamera e scatto nella mia testa. AA: Prima una storia o una foto? SP: Grazie per questa domanda. Prima di tutto la storia, prima di tutto il racconto, la fotografia è per molti versi “la didascalia del racconto”. Sembra un controsenso, ma una bella foto senza una storia dietro rimane solo una bella foto, un esercizio estetico. Le due cose, storia e fotografia, si compenetrano. A volte si compenetrano in modo perfetto: lì hai qualcosa di eccellente. Penso che la finalità di una fotografia debba superare la perfezione di un ottimo scatto per mirare più in alto e raggiungere degli obiettivi. In questi anni ho imparato che il più delle volte le storie da raccontare sono proprio sotto i nostri occhi, nel nostro quotidiano. E’ proprio quando si inizia a guardare questo quotidiano con occhi distaccati e nuovi che si fa quello scatto che racconta e che fa la differenza. Occorre tempo, per conoscere bene la realtà che ci circonda, accompagnato da un pizzico di senso di straniamento che fa sì che la realtà ci sia più chiara e nitida. Questo è quello che mi è successo in Africa con lo scatto di Annette. AA: Cosa è Africa through iPhone e come è cambiato il tuo storytelling SP: Africa through iPhone nasce due anni fa, nel momento in cui l’impatto delle nuove tecnologie e dei social network sulla fotografia mi permise di iniziare a raccontare l’Africa nel quotidiano, live. La connessione internet in Africa ha fatto passi da gigante e questo consente a una comunità virtuale di condividere l’esperienza nel momento stesso in cui questa avviene. I contatti su Facebook o Twitter possono commentare immagini e testi, farli circolare a loro volta, suggerire in tempo reale i passi successivi. “Africa through iPhone” è ormai un progetto fotografico ampio che si propone di far amalgamare la realtà e le storie di un Continente con un nuovo linguaggio fotografico per creare delle immagini palpabili e comunicanti. (tratta da Africa Through an iPhone) Sono cartoline dall’Africa in tempo reale con un ‘semplice’ cellulare, che prima ancora di essere pratica fotografica, è soprattutto un modo di approcciarsi ai luoghi e alle persone che li abitano; un modo discreto e rispettoso, quasi in punta di piedi, in sintonia con le dimensioni della fotocamera, così lontana dall’invasività di fotocamere ed obiettivi da caccia fotografica. Sotto ogni immagine c’è una didascalia che racconta qualcosa del soggetto o della foto. Sono sicuro che la didascalia faccia la differenza su certe immagini di reportage, quindi torniamo a dire la stessa cosa: prima la storia. Ogni volta che scatto penso che la stessa immagine verrà letta in modi diversi a seconda del background culturale di chi la guarda. E’ un argomento interessante, ampio, complesso; credo che solo dando il tempo alla conoscenza dell’argomento del progetto fotografico che si ha in mente possa uscirne qualcosa di buono. Non uso l’iPhone perchè è più veloce fare una foto: uso l’iPhone perchè è uno strumento per un progetto. AA: Fotografia e impegno sociale…. "Annette “prega” che la macina crei la farina. Si è alzata presto stamattina, come molti bambini ha attraversato i campi con la mamma per arrivare alla macina e ritornare con la farina." SP: Questa immagine scattata più di un anno fa, con un iPhone, in un villaggio del Malawi è tra le vincitrici di un concorso internazionale: CreativeHive. Sarà esposta a Londra, presso The Gallery on the Corner, a Battersea Park, dal 29 novembre al 3 dicembre e successivamente messa all’asta il 2 dicembre per una raccolta fondi in favore di Kids Company, un’associazione umanitaria che si ocupa di fornire un supporto educativo ai bambini più vulnerabili della città di Londra. Questo recente riconoscimento e l’essere membro di Shoot 4 Change, mi ha offerto la possibilità di riflettere sulla fotografia e sull’impegno sociale. Il mio iPhone mi segue ovunque, mi ha permesso di raccontare storie durante la mia vita in Africa, mi ha concesso di scattare senza essere considerato un fotoreporter e di comunicare con il resto del mondo attraverso i social network. Uno scatto con uno smartphone è alla portata di tutti, i recenti avvenimenti in nord Africa lo hanno dimostrato, fare l’upload tra i propri contatti facebook, twitter o google+ altrettanto semplice, ma quanti di noi hanno mai pensato che una propria fotografia possa dare un contributo per cambiare le cose? Questo è un lato molto interessante a cui un’immagine può e forse dovrebbe aspirare: l’impegno sociale. Non solo raccontare una storia per portarla alla conoscenza dei fatti, la denuncia sociale, ma impegnarsi anche perchè questa possa portare benefici laddove, solo poco tempo fa erano impensabili. Uno scatto fatto in Malawi vince un contest inglese per raccogliere fondi per i bambini disagiati che vivono a Londra. Sembra un cortocircuito, in un mondo abituato ad aiutare l’Africa, ad un certo punto una fotografia fatta in Africa aiuta dei bambini che vivono nel vecchio mondo. Riflettiamoci! Intervista pubblicata su SHOOT4CHANGE , il 10 dicembre 2011.
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"Conoscere Stefano Pesarelli è stata una di quelle coincidenze che capitano poche volte nella vita. O meglio, capitano se le fai capitare. O, ancora meglio, capitano (eccome se capitano) perché – come si dice – “simili con simili”. Ci unisce la passione per i viaggi, l’amore per l’Oriente e per l’Africa, il fascino per il moderno e veloce unito al lento e pigro. Ed entrambi abbiamo recentemente intrapreso un particolare approfondimento sui temi della fotografia ed impegno sociale.
Devo dire che sto imparando tanto da Stefano e considerarlo membro di Shoot4Change è non solo un onore ma uno stimolo.
Per chi ancora non lo conoscesse, Stefano Pesarelli è un appassionato viaggiatore, scrittore e fotografo che vent’anni fa, con lo zaino in spalla, dopo diversi viaggi in Oriente, ha incontrato l’amore per l’Africa: da allora il suo desiderio di conoscenza non lo abbandona mai. Dopo aver realizzato una Transafrica in solitaria con la sua Fiat Campagnola da Torino al Mozambico, crea, a fine 2004, AfricaWildTruck , Tour Operator con base in Malawi in cui unisce la sua filosofia di viaggio e la passione per la fotografia in spedizioni a bordo di un truck modificato e attrezzato per garantire la massima affidabilità in viaggio.
Specializzato in safari fotografici e workshop di reportage, ha accompagnato fotografi di fama internazionale nella natura più incontaminata e nella vita africana più inconsueta: ad oggi ha percorso quattro volte il giro della terra in questo Continente.
E’ iscritto come fotografo professionista al FIOF ed ha ottenuto il QIP Qualified Italian Photographer; diverse sue immagini hanno raggiunto alti livelli in Contest internazionali come il Black and White Spider ed il PX3; ha esposto in diverse città italiane ed estere ed ha pubblicato i suoi reportage su magazine importanti come Witness Journal, Nigrizia, Africa, Repubblica.it o Lastampa.it.

La sue fotografie dall’Africa sono un racconto mai banale attraverso l’uso di mezzi differenti, dalla classica reflex, alle vecchie Polaroid, all’iPhone: uno dei progetti più interessanti e seguiti a cui lavora è certamente Africa through iPhone (anche recentemente esposto nell’ambito della mostra collettiva di S4C, 100click4change a Roma), una raccolta di immagini in divenire scattate e processate con un iPhone.

E’ tutor e contributor per la Manfrotto School of Xcellence e membro di OASIS Photographer. Autore di guide per viaggiare è impegnato in numerosi progetti sociali e di conservazione del territorio, portando alto il lavoro di diverse ONG internazionali. Vive in safari, spesso immerso nel bush, ma è una fabbrica di idee; a dimostrazione del fatto che non occorre fare troppa strada per raccontare delle storie molti dei suoi più interessanti reportage sono stati realizzati dietro casa, a Lilongwe.

Il suo sito personale è www.stefanopesarelli.com
E questa è una recente chiacchierata tra skype, email, facebook…

Antonio Amendola (Shoot4Change: http://www.shoot4change.net/)

——

AA: Stefano, tanto per rompere il ghiaccio….Chi sei, cosa fai, da dove vieni, dove vai

SP: Questa non è facile. Ci provo.

Se siamo quello che facciamo allora sono un viaggiatore poi fotografo e autore di guide per viaggiare. Molti mi conoscono per il mio famoso truck arancione, specializzato in workshop e spedizioni fotografiche di natura e di reportage (http://www.africawildtruck.com). Gli amici spero mi ricordino in partenza con una vecchia Fiat Campagnola con cui ho fatto una transafrica nel 2004.

Vivo in Africa da una decina di anni, ho una attività legata al turismo, ma non mi piace definirla così, o meglio cerco di essere critico sulla parola turismo.

Credo che un viaggiatore possa portare a casa qualcosa di più che un ricordo o belle emozioni o un bello scatto: sarebbe bello se lasciasse anche qualcosa…non solo aver contribuito all’economia, parlo di un impegno diverso…una consapevolezza maggiore, un’immagine mentale non stereotipata dell’Africa, un rispetto più alto.

Anche per questo ho iniziato a collaborare con diverse ONG internazionali e credo di aver scattato i reportage più interessanti proprio dietro casa, a Lilongwe.

AA: Perché e come la scelta della vita in Africa.

SP:
Sono approdato in Africa dopo molto “Oriente” ed un po’ di Sudamerica, diciamo così. Non avevo alcun interesse per l’Africa, pensavo che non ci avrei trovato nulla di speciale…chissà perchè. Poi, come spesso accade, un tuo amico ti convince. Forse è stato un colpo di fulmine, ma da allora si può dire che non ho più smesso di respirarla. Per me non esiste il gettonato “mal d’Africa” e sinceramente sono anche stufo di sentirne parlare, spesso a sproposito. Penso che nella vita bisognerebe cercarsi un luogo in cui vivere, a volte può coincidere con il luogo in cui si nasce, altre no.


Vivere in Africa modifica un po’ la tua scala di valori o se non altro la mette in discussione. Trascorro la maggior parte del tempo viaggiando, fotografando e scrivendo e dedico molto tempo al ritorno negli stessi luoghi. Qualcuno mi chiede se non è noioso vedere sempre le stesse cose…ecco, io non vedo mai le stesse cose, anzi. Io vedo i cambiamenti dell’Africa, mi piace vedere le stagioni, mi piace questo continente perchè è vivo. La gente vuole cambiare e rincorre forse sbagliando il sogno occidentale. La mia base è in Malawi, un paese che adoro per la sua gente e per la sua bellezza e che ha adottato me e mia moglie (N.d.A. detto tra parentesi, Francesca Guazzo, anche lei ottima fotografa e membro di S4C). Forse è stato il Malawi a scegliere noi.

AA: Hai cercato tu la fotografia o ti ci sei imbattuto per caso?

SP: Come dice uno dei fotografi più importanti del nostro secolo, Ferdinando Scianna, “le fotografie si ricevono”.

La fotografia è sempre stata intorno a me, ma ad un certo punto della mia vita, mentre guardavo, ho iniziato a vedere. Non solo affascinanti scenari dei luoghi in cui vivo, in cui viaggio, ma tutto d’un tratto luce, linee, sfondi, piani, colori. Mi si è aperto un mondo incredibile e gli occhi hanno iniziato a “drogarsi” di estetica, continuità cromatica, sfondi originali.

A volte ricerco la fotografia dove riesco a vedere che c’è uno scatto. Altre volte lo scatto mi si presenta davanti, si materializza senza che io faccia nulla, senza che cerchi la posizione migliore, è lì davanti a me, già composto, lo ricevo, devo solo fare click.

Ogni volta che vedo uno scatto è un eccitazione continua, molte volte non ho nemmeno la macchina fotografica, ma so che ho scattato virtualmente. Penso alla composizione, ai tempi ai diaframmi, al risultato senza fotocamera e scatto nella mia testa.

AA: Prima una storia o una foto?

SP: Grazie per questa domanda. Prima di tutto la storia, prima di tutto il racconto, la fotografia è per molti versi “la didascalia del racconto”. Sembra un controsenso, ma una bella foto senza una storia dietro rimane solo una bella foto, un esercizio estetico. Le due cose, storia e fotografia, si compenetrano. A volte si compenetrano in modo perfetto: lì hai qualcosa di eccellente. Penso che la finalità di una fotografia debba superare la perfezione di un ottimo scatto per mirare più in alto e raggiungere degli obiettivi.

In questi anni ho imparato che il più delle volte le storie da raccontare sono proprio sotto i nostri occhi, nel nostro quotidiano.

E’ proprio quando si inizia a guardare questo quotidiano con occhi distaccati e nuovi che si fa quello scatto che racconta e che fa la differenza. Occorre tempo, per conoscere bene la realtà che ci circonda, accompagnato da un pizzico di senso di straniamento che fa sì che la realtà ci sia più chiara e nitida. Questo è quello che mi è successo in Africa con lo scatto di Annette.

AA: Cosa è Africa through iPhone e come è cambiato il tuo storytelling

SP: Africa through iPhone nasce due anni fa, nel momento in cui l’impatto delle nuove tecnologie e dei social network sulla fotografia mi permise di iniziare a raccontare l’Africa nel quotidiano, live.

La connessione internet in Africa ha fatto passi da gigante e questo consente a una comunità virtuale di condividere l’esperienza nel momento stesso in cui questa avviene. I contatti su Facebook o Twitter possono commentare immagini e testi, farli circolare a loro volta, suggerire in tempo reale i passi successivi.

“Africa through iPhone” è ormai un progetto fotografico ampio che si propone di far amalgamare la realtà e le storie di un Continente con un nuovo linguaggio fotografico per creare delle immagini palpabili e comunicanti.

Sono cartoline dall’Africa in tempo reale con un ‘semplice’ cellulare, che prima ancora di essere pratica fotografica, è soprattutto un modo di approcciarsi ai luoghi e alle persone che li abitano; un modo discreto e rispettoso, quasi in punta di piedi, in sintonia con le dimensioni della fotocamera, così lontana dall’invasività di fotocamere ed obiettivi da caccia fotografica.

Sotto ogni immagine c’è una didascalia che racconta qualcosa del soggetto o della foto. Sono sicuro che la didascalia faccia la differenza su certe immagini di reportage, quindi torniamo a dire la stessa cosa: prima la storia. Ogni volta che scatto penso che la stessa immagine verrà letta in modi diversi a seconda del background culturale di chi la guarda. E’ un argomento interessante, ampio, complesso; credo che solo dando il tempo alla conoscenza dell’argomento del progetto fotografico che si ha in mente possa uscirne qualcosa di buono.

Non uso l’iPhone perchè è più veloce fare una foto: uso l’iPhone perchè è uno strumento per un progetto.

AA: Fotografia e impegno sociale….

SP: Questa immagine scattata più di un anno fa, con un iPhone, in un villaggio del Malawi è tra le vincitrici di un concorso internazionale: CreativeHive. Sarà esposta a Londra, presso The Gallery on the Corner, a Battersea Park, dal 29 novembre al 3 dicembre e successivamente messa all’asta il 2 dicembre per una raccolta fondi in favore di Kids Company, un’associazione umanitaria che si ocupa di fornire un supporto educativo ai bambini più vulnerabili della città di Londra.

Questo recente riconoscimento e l’essere membro di Shoot 4 Change, mi ha offerto la possibilità di riflettere sulla fotografia e sull’impegno sociale.

Il mio iPhone mi segue ovunque, mi ha permesso di raccontare storie durante la mia vita in Africa, mi ha concesso di scattare senza essere considerato un fotoreporter e di comunicare con il resto del mondo attraverso i social network.

Uno scatto con uno smartphone è alla portata di tutti, i recenti avvenimenti in nord Africa lo hanno dimostrato, fare l’upload tra i propri contatti facebook, twitter o google+ altrettanto semplice, ma quanti di noi hanno mai pensato che una propria fotografia possa dare un contributo per cambiare le cose?

Questo è un lato molto interessante a cui un’immagine può e forse dovrebbe aspirare: l’impegno sociale.

Non solo raccontare una storia per portarla alla conoscenza dei fatti, la denuncia sociale, ma impegnarsi anche perchè questa possa portare benefici laddove, solo poco tempo fa erano impensabili.
Uno scatto fatto in Malawi vince un contest inglese per raccogliere fondi per i bambini disagiati che vivono a Londra. Sembra un cortocircuito, in un mondo abituato ad aiutare l’Africa, ad un certo punto una fotografia fatta in Africa aiuta dei bambini che vivono nel vecchio mondo.

Riflettiamoci!

Intervista pubblicata su SHOOT4CHANGE , il 10 dicembre 2011.

2011
16
DIC

Looking for Hope. Note dal workshop con Edoardo. di Francesca Guazzo

Looking for Hope. Note dal workshop con Edoardo. di Francesca Guazzo. Quando termina un workshop di fotografia come quest'ultimo insieme ad Edoardo Agresti, il sesto insieme, si crea in effetti un senso di vuoto, che nasce forse dalla consapevolezza che nei giorni successivi questa atmosfera in parte svanirà. L'atmosfera che si è creata è unica, questo naturalmente come in ogni viaggio, ma questa volta è stata un tutt'uno con il mondo della fotografia. E' stato un workshop particolare, perché oltre alla presenza di Edoardo che ovviamente resta un punto di riferimento fondamentale, abbiamo avuto in viaggio, in un unico viaggio, i tre finalisti ad un Contest internazionale come il travel Photographer of the Year tra cui appunto Stefano Pesarelli, Edgard de Bono, vincitore della categoria "New talent" e tra l'altro, del Polaris Photo Contest 2010 e quindi di questo workshop che è il primo premio nella sezione Popoli. Abbiamo parlato molto anche dell'importanza dei concorsi, della voglia che muove e motiva con forza tanti fotografi a misurarsi attraverso i contest e della crescita che ne deriva in alcuni. Attraverso la lettura delle immagini si è discusso molto dell'importanza del racconto; si sono visti filmati, letti libri e le parole di Scianna, Gardin e Jodice rieccheggeranno nelle nostre menti per mesi e mesi, per sedimentarsi e per aprirci nuove prospettive. Le sorprese sono state numerose, non solo perché in effetti il vivere qui fa sì che per noi passare da una situazione ad un'altra avvenga in modo naturale e partecipare alla stagionale raccolta di patate, ad un viaggio in treno sulla linea TAZARA o ancora ad un funerale bemba sia avvenuto con la semplicità e la genuinità necessarie. Si è parlato anche tanto di "Africa" e di problematiche, senza la presunzione di dare risposte o di incasellare idee. Anzi, forse si è fatto il lavoro opposto, visitando la storia della "house" di Shiwa Ngandu, incontrando i discendenti di Sir Stewart Gore-Brown, ascoltando con interesse le storie di chi è nato qui. Sorprese, tante sorprese. Perché un vero viaggio è apprezzare ciò che regala ogni giorno, dalle nuvole cariche della stagione delle piogge alle valigie cariche di chi sale sulla linea TAZARA, ai caffè e pause che ci siamo presi sulla strada, al racconto fotografico di Edoardo di 50 minuti a Mununga, alle terme sul bacino del Congo, alla storia della famiglia che vive nella Shiwa Ngandu reserve, alle urla disperate di chi ha perso una nonna centenaria, punto di riferimento nel villaggio, a quell'ospedale di Serenje che sembra così lontano dalla speranza, mentre a pochi metri sorge un orfanotrofio chiamato Hope. "We are looking for Hope". E' stato strano fermarsi ai canti di preparazione per la messa della domenica e con queste voci potenti in sottofondo chiedere "Where is Hope?". Come spesso accade le parole si intrecciano con la fotografia ed il racconto si arricchisce di suggestioni e riflessioni cosicché i due linguaggi si compenetrano e si completano. Una nuova sfida fotografica insieme ad Edoardo e alla sua Nikon school Travel ci attende ad aprile con l'idea di trascorrere nella "nostra" Ilha de Mozambique, l'isola da cui tante idee sono nate, alcuni giorni creativi in cui ogni partecipante si concentrerà su un tema, sempre seguendo la nostra filosofia di viaggio. Un'isola che ha fatto sì che molte cose fossero possibili, come la Transafrica del 2004, la mia tesi di laurea, un embrione di AfricaWildTruck e paradossalmente anche la collaborazione con Edoardo. Un' isola non-isola, da cui la storia del Mozambico è cresciuta ed in cui il tema del doppio so già mi coinvolgerà come non mai. Vi aspettiamo al prossimo workshop, 21 aprile - 1 maggio, in Mozambico a cui parteciperà quindi il vincitore del Polaris Contest 2011 che verrà proclamato tra pochissimi giorni. Sono aperte le pre-iscrizioni, grazie anche per il vostro alto interesse e per seguirci sulla nostra pagina Facebook come sempre in diretta dall'Africa. http://www.africawildtruck.com/it/spedizioni/spedizione_64___workshop_reportage_ilha_de_moambique_con_edoardo_agresti Qualche iPhoneografia in viaggio qui sotto!
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Looking for Hope. Note dal workshop con Edoardo.

di Francesca Guazzo.

Quando termina un workshop di fotografia come quest'ultimo insieme ad Edoardo Agresti, il sesto insieme, si crea in effetti un senso di vuoto, che nasce forse dalla consapevolezza che nei giorni successivi questa atmosfera in parte svanirà.

L'atmosfera che si è creata è unica, questo naturalmente come in ogni viaggio, ma questa volta è stata un tutt'uno con il mondo della fotografia. E' stato un workshop particolare, perché oltre alla presenza di Edoardo Agresti che ovviamente resta un punto di riferimento fondamentale, abbiamo avuto in viaggio, in un unico viaggio, i tre finalisti ad un Contest internazionale come il travel Photographer of the Year tra cui appunto Stefano Pesarelli, Edgard de Bono, vincitore della categoria "New talent" e tra l'altro, del Polaris Photo Contest 2010 e quindi di questo workshop che è il primo premio nella sezione Popoli.

Abbiamo parlato molto anche dell'importanza dei concorsi, della voglia che muove e motiva con forza tanti fotografi a misurarsi attraverso i contest e  della crescita che ne deriva in alcuni.

Attraverso la lettura delle immagini si è discusso molto dell'importanza del racconto; si sono visti filmati, letti libri e le parole di Scianna, Gardin e Jodice rieccheggeranno nelle nostre menti per mesi e mesi, per sedimentarsi e per aprirci nuove prospettive.

Le sorprese sono state numerose, non solo perché in effetti il vivere qui fa sì che per noi passare da una situazione ad un'altra avvenga in modo naturale e partecipare alla stagionale raccolta di patate, ad un viaggio in treno sulla linea TAZARA o ancora ad un funerale bemba sia avvenuto con la semplicità e la genuinità necessarie. Si è parlato anche tanto di "Africa" e di problematiche, senza la presunzione di dare risposte o di incasellare idee.

Anzi, forse si è fatto il lavoro opposto, visitando la storia della "house" di Shiwa Ngandu, incontrando i discendenti di Sir Stewart Gore-Brown, ascoltando con interesse le storie di chi è nato qui.

Sorprese, tante sorprese.  Perché un vero viaggio è apprezzare ciò che regala ogni giorno, dalle nuvole cariche della stagione delle piogge alle valigie cariche di chi sale sulla linea TAZARA, ai caffè e pause che ci siamo presi sulla strada, al racconto fotografico di Edoardo di 50 minuti a Mununga, alle terme sul bacino del Congo, alla storia della famiglia che vive nella Shiwa Ngandu reserve, alle urla disperate di chi ha perso una nonna centenaria, punto di riferimento nel villaggio, a quell'ospedale di Serenje che sembra così lontano dalla speranza, mentre a pochi metri sorge un orfanotrofio chiamato Hope.
"We are looking for Hope". E' stato strano fermarsi ai canti di preparazione per la messa della domenica e con queste voci potenti in sottofondo chiedere "Where is Hope?".
Come spesso accade le parole si intrecciano con la fotografia ed il racconto si arricchisce di suggestioni e riflessioni cosicché i due linguaggi si compenetrano e si completano.

Una nuova sfida fotografica insieme ad Edoardo ed alla sua Nikon school Travel ci attende ad aprile con l'idea di trascorrere nella "nostra" Ilha de Mozambique, l'isola da cui tante idee sono nate, alcuni giorni creativi in cui ogni partecipante si concentrerà su un tema, sempre seguendo la nostra filosofia di viaggio.

Un'isola che ha fatto sì che molte cose fossero possibili, come la Transafrica del 2004, la mia tesi di laurea, un embrione di  AfricaWildTruck e paradossalmente anche la collaborazione con Edoardo.

Un' isola non-isola, da cui la storia del Mozambico è cresciuta ed in cui il tema del doppio so già mi coinvolgerà come non mai.

Vi aspettiamo quindi al prossimo workshop, 21 aprile - 1 maggio, in Mozambico a cui parteciperà quindi il vincitore del Polaris Contest 2011 che verrà proclamato tra pochissimi giorni.

Grazie  per il vostro alto interesse e per seguirci sulla nostra pagina Facebook come sempre in diretta dall'Africa.

Ecco il link al prossimo workshop, sono già aperte le preiscrizioni.

http://www.africawildtruck.com/it/spedizioni/spedizione_64___workshop_reportage_ilha_de_moambique_con_edoardo_agresti

Qualche iPhoneografia in viaggio qui sotto!

2011
01
DIC

Con i nostri complimenti

Siamo lieti di collaborare da tempo con fotografi di eccellenza che di recente hanno raggiunto altissimi livelli. Edoardo Agresti, Federico Veronesi e Marcello Libra oltre ad essere cari amici, sono vincitori di premi prestigiosi e autori di libri che con le loro immagini ci hanno trascinato in realtà lontane. La foto vincitrice del National Geographic Italia 2011 di Edoardo Agresti ci porta in India; lo scatto di Federico Veronesi dei bufali in lotta vincitore del Grand Prize 2011 Nature’s Best Windland è scattata in Kenya e le immagini di Marcello Libra nel suo incantevole “I colori del bianco” ci portano lontano nei paesi freddi tra Giappone, USA, Europa e Alaska. Vogliamo rinnovare loro i nostri più sentiti complimenti e ringranziarli per il loro contributo, per averci aiutato attraverso i workshop, le serate attorno al fuoco, le sveglie all'alba e gli scambi di opinione, a crescere fotograficamente. Appuntamento con Edoardo per il sesto workshop Nikon School Travel tra pochi giorni e appuntamento con Federico e Marcello per la programmazione 2012. Restate in contatto, seguiteci come sempre numerosi! Edoardo Agresti: http://www.edoardoagresti.it Marcello Libra: www.natureandwildlife.it/ Federico Veronesi: http://www.federicoveronesi.com/ Cogliamo l'occasione per suggerirvi la mostra che si inaugura questa sera 1° Dicembre 2011 a Milano, I colori del Bianco di Marcello Libra presso il Museo di Storia naturale. Aperta fino al 15 di gennaio 2012 ingresso gratuito Museo di Storia Naturale, Aula Magna corso Venezia, 55 - Milano da venerdì 2 dicembre 2011 a domenica 15 gennaio 2012, chiuso il lunedì ingresso gratuito ore 9.00-17.30 (ultimo ingresso ore 17.00) Luoghi remoti, silenziosi, cristallizzati dal loro stesso gelo… Distese candide, immacolate, eternamente e uniformemente bianche racchiudono in realtà un universo selvaggio, vivo, dalla bellezza sconvolgente. Questo ritraggono le immagini scattate dal fotografo Marcello Libra nel corso di una decennale carriera e in mostra a partire dal 2 Dicembre 2011 fino al 15 Gennaio 2012 nelle sale del Museo Civico di Storia Naturale di Milano. Guardare questo freddo mondo attraverso gli occhi di un fotografo significa infrangere la lastra di ghiaccio che ne ricopre abitualmente le sembianze per riuscire a intravederne un volto più intenso, a tratti poetico e commovente, a tratti spietato e crudele, ma da conoscere in tutte le sue sfumature e da proteggere prima che il bianco, con tutti i colori in esso racchiusi, si spenga per sempre. All'inaugurazione della mostra (Giovedi' 1 Dicembre 2011 ore 18,30) interverranno, oltre a Marcello Libra (autore delle foto): o Nicoletta Salvatori, già editor in chief della riviste Airone e Tuttoturismo, ora caporedattore della rivista bimestrale, Arte Navale; o Aldo Scaiano, viaggiatore, ricercatore e fondatore dell'associazione Circolo Polare; o Mario Verin, fotografo e alpinista (Accademico del Cai) specializzato in reportage geografici, naturalistici e archeologici. Informazioni: 02-884.63.337 (lun-ven 9.30-13.00, 14.00-16.30; sab-dom 9.30-13.00, 14.00-17.30)
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Siamo Lieti di collaborare da tempo con  fotografi di eccellenza che di recente hanno raggiunto altissimi livelli. Edoardo Agresti, Federico Veronesi e Marcello Libra oltre ad essere cari amici, sono vincitori di premi prestigiosi e autori di libri che con le loro immagini ci hanno trascinato in realtà lontane. La foto vincitrice del National Geographic Italia 2011  di Edoardo Agresti ci porta in India; lo scatto di Federico Veronesi dei bufali in lotta vincitore del Grand Prize 2011 Nature’s Best Windland  è scattata in Kenya  e le immagini di Marcello Libra nel suo incantevole “I colori del bianco”  ci portano lontano nei paesi freddi tra Giappone, USA, Europa e Alaska.

Vogliamo rinnovare loro i nostri più sentiti complimenti e ringranziarli per il loro contributo, per averci aiutato attraverso i workshop, le serate attorno al fuoco, le sveglie all'alba e gli scambi di opinione, a crescere fotograficamente.

Appuntamento con Edoardo per il sesto workshop Nikon School Travel tra pochi giorni e appuntamento con Federico e Marcello per la programmazione 2012.
Restate in contatto, seguiteci come sempre numerosi!
 
Edoardo Agresti:  http://www.edoardoagresti.it

 
 
 
Cogliamo l'occasione per suggerirvi la mostra che si inaugura questa sera 1° Dicembre 2011 a Milano, I colori del Bianco di Marcello Libra presso il Museo di Storia naturale.
 
Aperta fino al 15 di gennaio 2012
ingresso gratuito


Museo di Storia Naturale, Aula Magna
corso Venezia, 55 - Milano
da venerdì 2 dicembre 2011 a domenica 15 gennaio
2012, chiuso il lunedì
ingresso gratuito
ore 9.00-17.30 (ultimo ingresso ore 17.00)

Luoghi remoti, silenziosi, cristallizzati dal loro stesso gelo… Distese candide, immacolate, eternamente e uniformemente bianche racchiudono in realtà un universo selvaggio, vivo, dalla bellezza sconvolgente.
Questo ritraggono le immagini scattate dal fotografo Marcello Libra nel corso di una decennale carriera e in mostra a partire dal 2 Dicembre 2011 fino al 15 Gennaio 2012 nelle sale del Museo Civico di Storia Naturale di Milano.
Guardare questo freddo mondo attraverso gli occhi di un fotografo significa infrangere la lastra di ghiaccio che ne ricopre abitualmente le sembianze per riuscire a intravederne un volto più intenso, a tratti poetico e commovente, a tratti spietato e crudele, ma da conoscere in tutte le sue sfumature e da proteggere prima che il bianco, con tutti i colori in esso racchiusi, si spenga per sempre.

All'inaugurazione della mostra (Giovedi' 1 Dicembre 2011 ore 18,30) interverranno, oltre a Marcello Libra (autore delle foto):
+ Nicoletta Salvatori, già editor in chief della riviste Airone e Tuttoturismo, ora caporedattore della rivista bimestrale, Arte Navale;
+ Aldo Scaiano, viaggiatore, ricercatore e fondatore dell'associazione Circolo Polare;
+ Mario Verin, fotografo e alpinista (Accademico del Cai) specializzato in reportage geografici, naturalistici e archeologici.

Informazioni:
02-884.63.337
(lun-ven 9.30-13.00, 14.00-16.30; sab-dom 9.30-13.00, 14.00-17.30)

2011
29
NOV

Schizzi d Africa: un libro dalla prima spedizione.

“È un’Africa che nasce dallo stupore, quella raccontata da Giorgio Enrico-Bena. Un’Africa leggera, come il tratto dei suoi disegni. Giorgio è prima di tutto un pittore, uno abituato a tracciare linee sottili, per accennare contorni di forme, senza per forza sviscerarle. Utilizza la penna un po’ come usa il pennello, dando cenni, qui e là, che messi assieme fanno una figura. Non a caso ha intitolato “schizzi” questa sua raccolta: questo sono. L’autore non ha la pretesa di spiegarci la/le Afriche, ma soltanto di raccontarci emozioni e incontri vissuti lungo le piste di quel continente. Lo fa intrecciando parole e immagini, appoggiando le prime sulle seconde, cosicché i racconti diventano una sorta di lunghe didascalie dei disegni che ci accompagnano lungo il suo viaggio”. (dalla prefazione di Marco Aime) Quella prima spedizione, di Francesca Guazzo. I disegni e i racconti di Giorgio Enrico Bena mi riportano indietro nel tempo in quella traversata tra Tanzania e Malawi, nell’agosto 2005, alla Spedizione numero 1 di Africa Wild Truck. Un itinerario concepito come il succo di una varietà di suggestioni grandi, nato dopo tante avventure e chilometri percorsi zaino in spalla. Un viaggio che, da quel punto in avanti, iniziammo a chiamare “spedizione”, parola che allude alle grandi esplorazioni e che fa riferimento allo spirito di avventura e di scoperta di luoghi selvaggi, alla capacità di adattamento necessaria e alla voglia di condividere con i compagni di viaggio questa esperienza. Forse un po’ per vezzo, forse per alimentare la speranza, includemmo anche il numero 1, come a sognarne tante altre ... e così è stato. La spedizione numero 1: un truck carico di amici con cui decidemmo di vivere giorni intensi in luoghi che, un po’ come noi, sono cambiati e cambiano ancora; un viaggio nato dal desiderio di trasportare la filosofia di viaggio che ci ha sempre ispirato ed allargarla a tutte le persone che, curiose ed appassionate, desiderano aprirsi ad un viaggio lontano per distanze, ma vicino, come spesso accade, per sentimenti. Dall’Oceano Indiano, con i suoi dhow lontani e lenti all’orizzonte, all’immensità dei parchi africani come il Ruaha, cullati dal vento caldo della notte, potevamo ascoltare i leoni accoppiarsi nel buio tenebroso di fronte a noi. Come lanterne, i nostri piccoli e silenziosi sguardi attorno ad un fuoco che non si è mai spento erano lì, di fronte a panorami senza fine, sul tetto del mondo del parco del Nyika nel nord del Malawi fino a raggiungere le coste di questo grande lago che scandisce la vita di migliaia di pescatori. Sento ancora le risate dei miei amici imparando il gioco del bao o nello scherzo dell’avvistamento di un leopardo, come vedo le nostre bocche aperte campeggiando sotto le stelle, sotto l’infinito. Emozioni grandi, amplificate dall’idea della “prima volta” con questo grande camion arancione, nel cuore dell’Africa, in un mix di culture swahili e chewa, tra i mercati, i colori forti dell’equatore, i profumi della natura selvaggia e le leggende o storie che hanno alimentato la nostra fantasia. In viaggio ogni giorno è speciale ed ogni attimo è stato colto da Giorgio Enrico Bena come unico ed irripetibile; rileggendo alcuni passi del racconto ho ritrovato particolari che l’hanno reso così speciale a cui forse non avevamo fatto caso, trascinata dall’entusiasmo del momento. Desidero ringraziarlo per aver riportato alla luce, attraverso questo libro, emozioni sepolte insieme alla visione di quel pezzetto d’Africa in parte un po’ perduto: importanti spinte economiche stanno creando città sempre più globalizzate dai grandi centri commerciali; i villaggi sperduti sono più vicini, grazie ad internet; vecchio e nuovo convivono in un contrasto sempre più forte. Spero che i futuri viaggiatori abbiano voglia di uscire dagli stereotipi ed amare anche questi grandi cambiamenti. Schizzi d'Africa, di Giorgio Enrico Bena, Neos Edizioni, acquista on line.
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“È un’ Africa che nasce dallo stupore, quella raccontata da Giorgio Enrico-Bena. Un’Africa leggera, come il tratto dei suoi disegni. Giorgio è prima di tutto un pittore, uno abituato a tracciare linee sottili, per accennare contorni di forme, senza per forza sviscerarle. Utilizza la penna un po’ come usa il pennello, dando cenni, qui e là, che messi assieme fanno una figura. Non a caso ha intitolato “schizzi” questa sua raccolta: questo sono. L’autore non ha la pretesa di spiegarci la/le Afriche, ma soltanto di raccontarci emozioni e incontri vissuti lungo le piste di quel continente. Lo fa intrecciando parole e immagini, appoggiando le prime sulle seconde, cosicché i racconti diventano una sorta di lunghe didascalie dei disegni che ci accompagnano lungo il suo viaggio”.

(dalla prefazione di Marco Aime)

Quella prima spedizione
, di Francesca Guazzo.

I disegni e i racconti di Giorgio Enrico Bena mi riportano indietro nel tempo in quella traversata tra Tanzania e Malawi, nell’agosto 2005, alla Spedizione numero 1 di Africa Wild Truck. Un itinerario concepito come il succo di una varietà di suggestioni grandi, nato dopo tante avventure e chilometri percorsi zaino in spalla. Un viaggio che, da quel punto in avanti, iniziammo a chiamare “spedizione”, parola che allude alle grandi esplorazioni e che fa riferimento allo spirito di avventura e di scoperta di luoghi selvaggi, alla capacità di adattamento necessaria e alla voglia di condividere con i compagni di viaggio questa esperienza. Forse un po’ per vezzo, forse per alimentare la speranza, includemmo anche il numero 1, come a sognarne tante altre ... e così è stato.
La spedizione numero 1: un truck carico di amici con cui decidemmo di vivere giorni intensi in luoghi che, un po’ come noi, sono cambiati e cambiano ancora; un viaggio nato dal desiderio di trasportare la filosofia di viaggio che ci ha sempre ispirato ed allargarla a tutte le persone che, curiose ed appassionate, desiderano aprirsi ad un viaggio lontano per distanze, ma vicino, come spesso accade, per sentimenti.
Dall’Oceano Indiano, con i suoi dhow lontani e lenti all’orizzonte, all’immensità dei parchi africani come il Ruaha, cullati dal vento caldo della notte, potevamo ascoltare i leoni accoppiarsi nel buio tenebroso di fronte a noi. Come lanterne, i nostri piccoli e silenziosi sguardi attorno ad un fuoco che non si è mai spento erano lì, di fronte a panorami senza fine, sul tetto del mondo del parco del Nyika nel nord del Malawi fino a raggiungere le coste di questo grande lago che scandisce la vita di migliaia di pescatori. Sento ancora le risate dei miei amici imparando il gioco del bao o nello scherzo dell’avvistamento di un leopardo, come vedo le nostre bocche aperte campeggiando sotto le stelle, sotto l’infinito.
Emozioni grandi, amplificate dall’idea della “prima volta” con questo grande camion arancione, nel cuore dell’Africa, in un mix di culture swahili e chewa, tra i mercati, i colori forti dell’equatore, i profumi della natura selvaggia e le leggende o storie che hanno alimentato la nostra fantasia.
In viaggio ogni giorno è speciale ed ogni attimo è stato colto da Giorgio Enrico Bena come unico ed irripetibile; rileggendo alcuni passi del racconto ho ritrovato particolari che l’hanno reso così speciale a cui forse non avevamo fatto caso, trascinata dall’entusiasmo del momento.
Desidero ringraziarlo per aver riportato alla luce, attraverso questo libro, emozioni sepolte insieme alla visione di quel pezzetto d’Africa in parte un po’ perduto: importanti spinte economiche stanno creando città sempre più globalizzate dai grandi centri commerciali; i villaggi sperduti sono più vicini, grazie ad internet; vecchio e nuovo convivono in un contrasto sempre più forte. Spero che i futuri viaggiatori abbiano voglia di uscire dagli stereotipi ed amare anche questi grandi cambiamenti.

Schizzi d'Africa,
di Giorgio Enrico Bena, Neos Edizioni, acquista on line.

2011
26
NOV

Disegnando un viaggio: l'Africa di Edoardo.

C'è tutto il succo della spedizione 56 nel diario di Edoardo in pieno stile Art safari: la scoperta, i colori, i profumi, le emozioni dei safari, i dettagli che rendono unico un viaggio, le case di mattoni di fango, la musica, le serate e gli scherzi, l'arcobaleno sulle cascate. E' stata proprio così, la nostra spedizione 56. C’è però qualcosa di più. Noi crediamo che il diario di Edoardo sia una lezione per tutti noi. Sfogliatelo attentamente, ci troverete la bellezza delle piccole cose. Ci troverete barriere abbattute sui preconcetti che impediscono a molti di viaggiare con i ragazzi. Ci troverete un po’ di Edoardo, ma ci troverete tante altre cose. E come recita il suo finale…arrivederci al prossimo anno! Open publication - Free publishing - More avventura
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C'è tutto il succo della spedizione 56 nel diario di Edoardo in pieno stile Art safari: la scoperta, i colori, i profumi, le emozioni dei safari, i dettagli che rendono unico un viaggio, le case di mattoni di fango, la musica, le serate e gli scherzi, l'arcobaleno sulle cascate. E' stata proprio così, la nostra spedizione 56.

C’è però qualcosa di più. Noi crediamo che il diario di Edoardo sia una lezione per tutti noi. Sfogliatelo attentamente, ci troverete la bellezza delle piccole cose. Ci troverete barriere abbattute sui preconcetti che impediscono a molti di viaggiare con i ragazzi. Ci troverete un po’ di Edoardo, ma ci troverete tante altre cose.

E come recita il suo finale…"arrivederci al prossimo anno!"

 

2011
25
NOV

London Exhibition: 29 Nov - 3 Dec

So che vi ricordate e che seguite Africa through iPhone, progetto fotografico di Stefano Pesarelli, che trovate nella sezione AROUND AWT. Per chi fosse a Londra, dal 29 Novembre al 3 Dicembre 2011, suggeriamo la mostra di Phoneography presso The Gallery on the Corner, Battersea Park, London. Un'immagine di Stefano, vincitrice al concorso internazionale phoneography di CreativeHive sarà messa all'asta il 2 dicembre per la raccolta fondi in favore di Kids Company.
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So che vi ricordate e che seguite  Africa through iPhone, progetto fotografico di Stefano Pesarelli, che trovate  nella sezione AROUND AWT.

Per chi fosse a Londra, dal 29 Novembre al 3 Dicembre 2011, suggeriamo la mostra di Phoneography presso The Gallery on the Corner, Battersea Park, London, con le immagini vincitrici al concorso internazionale phoneography di CreativeHive

Una fotografia di Stefano di sarà esposta e messa all'asta il 2 dicembre per la raccolta fondi in favore di Kids Company.

 

 

2011
21
NOV

Africa Wild Truck e il turismo responsabile

Per confermare l’impegno verso un’idea di turismo in cui crediamo da anni, siamo lieti di essere parte dell’AITR, Associazione italiana Turismo Responsabile. All’interno del nostro sito, nella sezione CHI SIAMO e AROUND AWT troverete (alcune) delle nostre attività legate all’eco-turismo, consapevoli del fatto che riuscire ad incasellare un concetto così ampio e per certi versi sfuggente non è facile. Ci piace la definizione di turismo responsabile che è stata adottata dall'assemblea dall’A.I.T.R. e soprattutto vediamo chiave una frase, l’ultima. "Il Turismo Responsabile opera favorendo la positiva interazione tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori." Sicuramente la parola “interazione" ha un ruolo chiave. Come può essere una interazione positiva? Come ci si riesce? Anni fa avevamo scritto un articolo: eccone qualche estratto che ci ha fatto riflettere. Sicuramente sono per noi temi aperti, in continuo divenire. A.I.T.R. Associazione Italiana Turismo Responsabile Sito web: aitr.org AfricaWildTruck su AITR Note dall’Africa sul turismo responsabile di Francesca Guazzo e Stefano Pesarelli, luglio 2009 “(…) L’ottimizzazione dei minuti, dei secondi di viaggio, il passare da una meta ad un’altra, da un parco ad un altro costringendo le guide a turni massacranti e a fare i salti mortali per organizzare tutto al massimo, in fretta, per far vivere a chi arriva qui quell’emozione fugace che riempirà di qualche megabyte la scheda di memoria della macchina fotografica, il cercare qualche cosa da fare anche quando non c’è nulla da fare: questo non è sostenibile per noi. Il far niente trasforma il solo sentire nell'ascoltare ed il guardare nel vedere. Quante ricchezze ed emozioni perdiamo nel nostro instancabile correre? A quanti dettagli, forme, immagini, soggetti rinunciamo passandovi accanto di fretta? Sprecare il tempo in Africa è fondamentale, i sensi si appropriano del mondo intorno a noi senza alcuna barriera. Quanto tempo sia giusto per un incontro non riusciamo a dirlo, ma spesso ci rendiamo conto che l’incontro è troppo breve ed è facile che, da entrambe le parti, si tenda, ancora una volta, a cadere in facili cliché, associando il turista ad un uomo estremamente ricco e una persona del luogo ad una persona estremamente povera; per quanto ci è possibile cerchiamo di mostrare la realtà per quello che è, senza inseguire una foto o un pregiudizio, anche se le copertine dei cataloghi spesso mostrano le immagini che il turismo e il turista vuole ricercare nel viaggio. Ed ecco che quando si viene in Tanzania si vuole vedere un maasai vestito e agghindato come si è abituati ad immaginarlo e un safari è riuscito se si è avvistato almeno un leone, poco importa se la fortuna ci ha fatto incontrare un animale raro e in via d’estinzione come ad esempio il licaone. Questo è molto avvilente e poco sostenibile. Ci piace pensare che chi viaggia sia contento anche di vedere i cambiamenti di questo continente; più volte sentiamo la frase “non sarà più così tra dieci anni”. Beh, non possiamo pensare che l’Africa resti ferma a rappresentare quella nostra idea romantica di viaggio! Così come non possiamo credere che la cultura sia solo rappresentata da perline colorate e che sia vera solo se visualizziamo “il diverso” di fronte a noi. (…)” continua
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Per confermare l’impegno verso un’idea di turismo in cui crediamo da anni, siamo lieti di essere parte dell’AITR, Associazione italiana Turismo Responsabile.
All’interno del nostro sito, nella sezione CHI SIAMO e AROUND AWT troverete (alcune) delle nostre attività legate all’eco-turismo, consapevoli del fatto che riuscire ad incasellare un concetto così ampio e per certi versi sfuggente non è facile.
Ci piace la definizione di turismo responsabile che è stata adottata dall'assemblea dall’A.I.T.R. e soprattutto vediamo chiave una frase, l’ultima.

"Il Turismo Responsabile opera favorendo la positiva interazione tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori."

Sicuramente la parola “interazione" ha un ruolo chiave. Come può essere una interazione positiva? Come ci si riesce? Anni fa avevamo scritto un articolo: eccone qualche estratto che ci ha fatto riflettere.
Sicuramente sono per noi temi aperti, in continuo divenire.



A.I.T.R.
Associazione Italiana
Turismo Responsabile
Sito web: aitr.org
AfricaWildTruck su AITR


Note dall’Africa sul turismo responsabile
di Francesca Guazzo e Stefano Pesarelli, luglio 2009

(…) L’ottimizzazione dei minuti, dei secondi di viaggio, il passare da una meta ad un’altra, da un parco ad un altro costringendo le guide a turni massacranti e a fare i salti mortali per organizzare tutto al massimo, in fretta, per far vivere a chi arriva qui quell’emozione fugace che riempirà di qualche megabyte la scheda di memoria della macchina fotografica, il cercare qualche cosa da fare anche quando non c’è nulla da fare: questo non è sostenibile per noi. Il far niente trasforma il solo sentire nell'ascoltare ed il guardare nel vedere. Quante ricchezze ed emozioni perdiamo nel nostro instancabile correre? A quanti dettagli, forme, immagini, soggetti rinunciamo passandovi accanto di fretta? Sprecare il tempo in Africa è fondamentale, i sensi si appropriano del mondo intorno a noi senza alcuna barriera.
Quanto tempo sia giusto per un incontro non riusciamo a dirlo, ma spesso ci rendiamo conto che l’incontro è troppo breve ed è facile che, da entrambe le parti, si tenda, ancora una volta, a cadere in facili cliché, associando il turista ad un uomo estremamente ricco e una persona del luogo ad una persona estremamente povera; per quanto ci è possibile cerchiamo di mostrare la realtà per quello che è, senza inseguire una foto o un pregiudizio, anche se le copertine dei cataloghi spesso mostrano le immagini che il turismo e il turista vuole ricercare nel viaggio. Ed ecco che quando si viene in Tanzania si vuole vedere un maasai vestito e agghindato come si è abituati ad immaginarlo e un safari è riuscito se si è avvistato almeno un leone, poco importa se la fortuna ci ha fatto incontrare un animale raro e in via d’estinzione come ad esempio il licaone. Questo è molto avvilente e poco sostenibile. Ci piace pensare che chi viaggia sia contento anche di vedere i cambiamenti di questo continente; più volte sentiamo la frase “non sarà più così tra dieci anni”. Beh, non possiamo pensare che l’Africa resti ferma a rappresentare quella nostra idea romantica di viaggio! Così come non possiamo credere che la cultura sia solo rappresentata da perline colorate e che sia vera solo se visualizziamo “il diverso” di fronte a noi. (…)”
continua

 

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